Giorgio Kutufà
Con il sostegno di:
Giorgio Kutufà
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Con 106.161 voti, pari al 54,40%, Giorgio Kutufà è stato confermato alla guida della Provincia di Livorno.
Ringrazio tutti gli elettori per la fiducia che hanno voluto confermarmi. Questo risultato mi porta ad accrescere l’impegno a favore di questo bellissimo territorio in piena sintonia con tutte le amministrazioni che sono state rinnovate con me. Lasciamoci alle spalle una campagna elettorale forse con qualche eccesso di polemica, e guardiamo tutti insieme di lavorare per il rilancio dell’economia livornese. Come sempre opererò come il presidente di tutti.Giorgio Kutufà
Si può votare mettendo una croce su uno dei simboli che sostengono GIORGIO KUTUFA’. In questo modo il voto va sia al candidato presidente che alla lista, ed anche al candidato consigliere collegato alla lista scelta
Lo stesso risultato si ottiene mettendo una croce su uno dei simboli che sostengono GIORGIO KUTUFA’ e ponendo un contrassegno anche sul nome di GIORGIO KUTUFA’. Anche in questo caso il voto va sia al candidato presidente che alla lista, ed anche al candidato consigliere collegato alla lista scelta.
di Elisa Sironi
“Che si fa? Si entra in un supermercato e non si compra nulla? Avanti, mi dia una trentina di panini con la mortadella!” Non è un caso che come prima fermata, Rosy Bindi abbia scelto un supermercato. Se morde la crisi, calano i consumi e se calano i consumi va da sé che il commercio soffoca e i posti di lavoro si perdono. Va bloccata questa spirale, servono investimenti che il governo non fa e che “solo le amministrazioni di centro sinistra possono garantire.” Gira per i banchi, scattano i flash, lei parla con la gente, con chi le racconta la difficoltà del giorno, con chi era sceso di casa in pigiama per fare la spesa, senza immaginare che si sarebbe trovato di fronte Rosy e che poco dopo avrebbe mangiato uno dei trenta panini alla mortadella da lei ordinati.di Elisa Sironi
Cambia la cornice ma il luogo è lo stesso, non più dentro il Goldoni, come un anno fa ma fuori, nella piazza, in mezzo alla gente. Non più come candidato alla guida di questo Paese ma come uomo politico che, avendo adesso a disposizione più tempo e la facoltà di potersi scegliere le tappe in autonomia, ha deciso di tornare a Livorno dove poco più di un anno fa un gremitissimo teatro Goldoni salutò calorosamente la sua corsa verso Palazzo Chigi. Oggi come allora parla dell’Italia, Valter Veltroni, di quella che si alza alle sei in punto del mattino e che fatica ad arrivare alla fine del mese, della mission di un sindaco e delle istituzioni locali che devono fare in modo che “nessuno resti solo”, con la capacità di riannodare i fili spezzati tra le maglie della società civile. In questo senso Livorno e la Provincia sono amministrate bene, fa notare Veltroni, così come lo sono le altre città Toscane dove molta attenzione è stata dedicata all’ambiente ed al sociale. Perché il sindaco e il presidente della Provincia sono, innanzitutto, primi cittadini che conoscono palmo per palmo la loro città, che la vivono ogni giorno, che non vengono calati dall’alto dopo anni di assenza dal territorio, impensabile dunque che le risposte ai problemi possano giungere da fuori. Parla con il cuore, Veltroni, di un’Italia che si sente insicura, che è incattivita da anni di promesse facili non mantenute, da un tasso di criminalità che in città amministrate dalla destra, come Roma e Milano, è aumentato nonostante i proclami. Non esiste sicurezza senza integrazione, questo è il grande dogma senza il quale nessuna formula di convivenza è pensabile. Ma il tutto, aggiunge, “deve essere rigorosamente accompagnato dalla difesa del valore della sicurezza, che si tutela rafforzando polizia e carabinieri e non tagliando loro le risorse per svolgere correttamente il proprio lavoro, come invece ha fatto il centro destra.” “Aspetto di segnare sul calendario il giorno – dice – in cui Berlusconi e il suo staff si assumeranno la responsabilità di qualcosa, tutto sommato governano il paese da otto anni, se l’Italia non è cambiata è colpa loro”.di Elisa Sironi
Tra caso Mills, veline e un sex gate in fieri Berlusconi annaspa. E mentre il paese si divincola dentro la morsa della crisi il governo non sa produrrre risposte valide per portare l’Italia fuori dalla recessione e sostenere, attraverso una adeguata riforma del welfare, tutti quei lavoratori tagliati fuori dall’ombrello degli ammortizzatori sociali. Dalla baracchina Zanzibar sul viale Italia di Livorno, Enrico Letta, responsabile nazionale del dipartimento lavoro e welfare del Partito Democratico, lancia l’allarme: “La rete di protezione sociale italiana, soprattutto adesso, dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori parasubordinati. All’estero è già così. Bisogna tenere di conto che l’Italia è fatta anche e soprattutto di piccole e medie imprese e di una marea di contratti a progetto che, al pari dei lavoratori a tempo indeterminato, hanno diritto ad essere tutelati. Il governo dice che in tempi di crisi non si può fare una riforma del welfare ma non è vero. Il partito democratico ha prodotto risposte serie in materia senza aspettare che l’emergenza fosse passata. Ne è una prova il fatto che le regioni amministrate dal Pd hanno messo in campo misure straordinarie per anticipare i soldi e consentire agli ammortizzatori sociali di giungere in tempo rispetto alle scadenze dei mutui.”